In una serie di lezioni prestigiose, Philip Pullman, pur definendosi un “dilettante senza alcuna posizione nel campo” dell’educazione religiosa e riconoscendo le sue passate critiche alla religione e le critiche ricevute da gruppi cristiani, offre una profonda riflessione sulla formazione morale. La sua discussione, che spera non sia ostile, prende il via da un luogo inaspettato: la tomba di Sophia Ann Goddard nel cimitero di St Peter Mancroft a Norwich, sulla quale c’è scritto:
This Stone is dedicated to the Talents and Virtues of Sophia Ann Goddard, who died 25 March 1801 aged 25. The Former shone with superior Lustre and Effect in the great School of Morals, the THEATRE, while the Latter inform’d the private Circle of Life with Sentiment, Taste, and Manners that still live in the Memory of Friendship and Affection.
Questa tomba, con la sua iscrizione, fornisce il punto di partenza per comprendere il concetto di una“scuola della moralità”.
Pullman esprime gratitudine per vivere in un’epoca e in un Paese dove la critica alla religione è permessa senza timore di punizioni, sebbene metta in guardia sui potenziali cambiamenti dovuti al proposto “Serious and Organised Crime and Police Bill” che potrebbe criminalizzare la critica religiosa, trasformandola in incitamento all’odio.
L’iscrizione sulla tomba della Signorina Goddard loda i suoi “Talenti e Virtù”, che “risplendevano con Lustro ed Effetto superiore nella grande Scuola della Morale, il TEATRO”. Pullman sottolinea che nel 1801, questa frase non sarebbe stata fraintesa o vista con ironia. All’epoca, si credeva ampiamente che il teatro fosse un luogo di istruzione e illuminazione morale. Il pubblico, anche se non andava a teatro specificamente per diventare più morale, riteneva che l’esperienza di vedere diverse storie – comiche, tragiche, sentimentali, eroiche – avrebbe portato a un’educazione morale. Si apprendeva che azioni come la generosità e il perdono portavano a esiti felici, mentre l’avidità o l’inganno a risultati infelici. Anche il sacrificio nobile, pur conducendo a risultati tristi nel breve termine, era elogiato per i benefici a lungo termine per gli altri. Pullman usa l’esempio del Macbeth di Shakespeare per illustrare come il teatro potesse mostrare le conseguenze del male, non solo per la vittima ma anche per l’assassino stesso, educando il pubblico sul fatto che “uccidere è orribile sia per l’assassino che per la vittima”.
Questa visione educativa non era limitata al teatro. Pullman estende il concetto ai romanzi, citando Jane Austen e la sua famosa difesa del romanzo come un’opera che veicola “la più profonda conoscenza della natura umana” e “le più vivaci effusioni di spirito e umorismo”. Pullman analizza dettagliatamente un passaggio di Emma, in cui Mr. Knightley rimprovera Emma per la sua scortesia verso la povera Miss Bates. La reazione di Emma – vergogna, mortificazione e dolore genuino per aver ferito qualcuno – è presentata come un esempio perfetto della “scuola della morale” in azione, che educa sia il personaggio che il lettore.
Pullman abbraccia con convinzione questa visione della “scuola della morale”, credendo fermamente che possiamo imparare il bene e il male, la generosità e la crudeltà dalla finzione. Ritiene che, sebbene ciò possa sembrare ovvio, sia necessario ribadirlo in un contesto culturale moderno.
Pullman identifica due principali correnti culturali che hanno messo in discussione l’idea della scuola della moralità: la “teoria” e l’ “assolutismo teocratico”.
1- La “teoria” (post-strutturalismo, post-colonialismo, post-modernismo)
Questa corrente sostiene che il legame tra testi letterari e la vita è caratterizzato da contraddizioni, fratture e disgiunzioni. Un testo non è una “finestra trasparente” attraverso cui le idee sono visibili con chiarezza; piuttosto, “non c’è niente fuori dal testo” (“il n’y a pas de hors-texte”). Pullman critica questa prospettiva, sostenendo che mina l’idea di responsabilità morale, poiché “qualunque cosa tu dica negherà e sovvertirà automaticamente le proprie pretese di verità”. Questo approccio ha portato a deridere concetti tradizionali come la “natura umana”, considerandoli antiquati.
2- L’assolutismo teocratico
Pullman definisce l’assolutismo teocratico non limitandosi agli stati che basano la loro autorità sull’esistenza di un creatore soprannaturale, ma includendo qualsiasi sistema in cui il potere è concentrato in nome di qualcosa di inquestionabile, giustificando le azioni in termini di “verità assoluta; bontà assoluta; male assoluto; odio assoluto; se non sei con noi, sei contro di noi”. Le caratteristiche di tali sistemi, riscontrabili sia in forme religiose che atee di totalitarismo, includono:
– Un libro sacro inerrante:la cui parola è assoluta e supera ogni altra cosa, incluse le scoperte scientifiche (es. Bibbia, Corano, opere di Karl Marx).
– Dottori della Chiesa:interpreti del libro sacro (es. Sant’Agostino, Ayatollah, Lenin).
– Un sacerdozio privilegiato:con poteri speciali, la cui autorità si concentra in mani di uomini anziani (es. Vaticano, Politburo).
– Controllo e censura dei media:(es. l’invenzione della “propaganda” da parte della Chiesa cattolica della Controriforma, adottata dall’Unione Sovietica).
– Concetti di eresia e apostasia,inquisizione/polizia segreta, processi e esecuzioni.
– Una visione teleologica della storia:la società umana si muove inesorabilmente verso un’età dell’oro.
– Paura e odioverso gli infedeli esterni e i demoni interni.
– Nozione di pellegrinaggio a luoghi sacri o reliquie.Pullman traccia paralleli tra la Spagna di Filippo II, l’Iran di Khomeini e l’Unione Sovietica sotto Stalin, e persino tra gli Stati Uniti dell’era McCarthy e il tempo presente.
Le teocrazie
Le teocrazie hanno “basse aspettative sulla letteratura”, vedendola solo per uno scopo ideologico. Pullman cita Azar Nafisi e il suo libroLeggere Lolita a Teheran, descrivendo come i funzionari iraniani dopo la rivoluzione di Khomeini fossero “incapaci di decifrare o comprendere complicazioni o irregolarità”, imponendo “formule semplici alla finzione come facevano con la vita” e censurando qualsiasi “interiorità” nei romanzi. Ironia della sorte, anche gli oppositori ideologici dei funzionari, i membri della sinistra, credevano che la finzione dovesse servire a uno scopo politico, ad esempio leggereIl Grande Gatsbyper conoscere l’immoralità della cultura americana.
Un esempio da una teocrazia atea è la critica del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica del 1946 alla poesia di Anna Akhmatova, definita “vuota, frivola… permeata dal profumo del pessimismo e del decadimento… non volendo progredire con il nostro popolo, i suoi versi danneggiano l’educazione della nostra gioventù”. Questa mentalità riduttiva stabilisce cosa è dannoso e cosa è educativo, decidendo quale sia la “lettura corretta”.
Pullman si sofferma sul concetto di “corretto”, che connota questa mentalità “fondamentalista”. Cita Karen Armstrong e il suo libroLa battaglia per Dio, che distingue tramythos(significato, atemporale, intuitivo, espresso nell’arte) elogos(razionale, scientifico, pratico, suscettibile di spiegazione logica). Armstrong sostiene che, a causa del progresso scientifico, il mondo occidentale moderno ha iniziato a considerare illogoscome l’unico mezzo per la verità, svalutando ilmythoscome falso e superstizioso. Ciò ha dato origine al fondamentalismo, che, nonostante le sue pretese di ritorno alle vecchie interpretazioni, è un fenomeno nuovo che legge i testi sacri in modo “letterale e razionale”, rifiutando ambiguità, mistero, sottigliezza o “interiorità”. In questo modo di leggere, esiste solo un’unica interpretazione “corretta”.
Cannucce nel vento
Pullman osserva che la Gran Bretagna non è ancora una teocrazia, ma identifica “alcune cannucce nel vento” che lo preoccupano:
1. Sostegno governativo al Creazionismo nelle scuole:Il governo permette a scuole finanziate pubblicamente di insegnare il creazionismo, chiudendo la via all’indagine scientifica e stabilendo in anticipo ciò che deve essere scoperto.
2. Identità religiosa primaria:La crescente tendenza delle persone a descrivere la propria identità primaria in termini di religione (“Sono musulmano”) piuttosto che di origine etnica o geografica. Pullman non nega il diritto di auto-identificarsi, ma la vede come una novità preoccupante.
3. Serious and Organised Crime and Police Bill (Legge sull’incitamento all’odio religioso):Sebbene la causa ostensibile fosse prevenire dichiarazioni razziste camuffate da critiche religiose (es. “L’Islam è una religione malvagia”), Pullman suggerisce che la vera causa potrebbe essere il desiderio del partito laburista di riconquistare il voto musulmano. Il risultato, tuttavia, sarà che le persone che identificano la loro religione con la loro identità potranno affermare che chiunque critichi le loro credenze le stia esponendo personalmente all’odio. Pullman avverte che questa legge, pur presentata come innocua dal Primo Ministro, incoraggerà il risentimento e porterà editori e teatri a evitare rischi, facendo sparire libri e opere che criticano le credenze religiose. Cita l’esempio di “Christian Voice” che ha bullizzato una charity contro il cancro per rifiutare fondi raccolti da uno spettacolo considerato “contaminato”, dimostrando come gruppi “bigotti e auto-giusti” potrebbero usare questa legge per sopprimere opinioni che non gradiscono.
Pullman afferma infine che l’assolutismo teocratico è “vivo e vegeto” e potrebbe facilmente spazzare via libertà preziose, ricordando che “è successo qui” (la rivoluzione puritana che chiuse completamente i teatri).
Pullman ribadisce che la “scuola della moralità” si basa sull’assunto che le storie, in ogni loro forma (teatro, romanzi, fiabe, film), ci mostrano esseri umani in modi riconoscibili e influenzano le nostre emozioni e intelligenza come la vita stessa. Le storie più grandi sono tali perché sono “più simili alla vita”, con personaggi ricchi, complessi e imprevedibili. La nostra comprensione morale viene approfondita e arricchita risvegliando la nostra “simpatia immaginativa”. Sebbene ammetta di non poter fornire prove numeriche o statistiche per questo effetto (es. un aumento del 23% della consapevolezza morale), Pullman presenta prove aneddotiche “potenti”, come il racconto di Robert Morgan su due minatori gallesi, Ted e Jeff, che, auto-educatisi, ispirarono gli amici con il loro amore per la letteratura e la musica, diventando “uomini migliori”.
Tornando alla “teoria”, Pullman si interroga se ciò di cui ha parlato sia una “scuola di morale” o solo una “scuola di buone maniere” che rafforza la dominanza di una classe sociale. Riconosce che i valori morali cambiano nel tempo (es. libertà sessuale, dibattito sulla caccia alla volpe, incomprensibili per il pubblico del 1801). Ammette anche la “contingenza culturale” dei valori morali, chiedendosi cosa abbiano in comune la cultura liberale occidentale con quella dei mullah. Riconosce che la “teoria” ha aiutato a rivelare i significati e le assunzioni politiche in opere come Mansfield Park di Jane Austen, dove la ricchezza di Sir Thomas Bertram deriva dalla schiavitù nelle sue piantagioni nelle Antille, gettando una luce diversa sulla raffinata moralità dei personaggi. Pullman conclude che le scoperte della teoria letteraria non possono essere facilmente scartate; alcune sono “vere e utili”, altre “scoraggianti e ingannevoli”, e dobbiamo saperle distinguere.
Riassumendo, Pullman contrappone la “scuola della morale” all’assolutismo teocratico (la prima vede i significati come ambigui, complessi e soggetti a sviluppo; il secondo li vede come fissi e determinati dall’autorità) e alla “teoria” (la prima sostiene che alcune verità durano abbastanza da essere quasi permanenti e che la natura umana è abbastanza costante da valerne la pena; la seconda afferma che la verità è provvisoria e che non esiste la natura umana). Egli rifiuta l’idea della teoria che il linguaggio sia costitutivo e non trasparente, poiché contraddice l’esperienza del lettore che “sente affetto per questo personaggio, si sente esasperato da quello”. Concorda con George Orwell che la prosa dovrebbe essere una “finestra attraverso la quale vediamo e non una superficie su cui i significati si contraddicono in una dialettica infinitamente giocosa”.
Pullman descrive il processo di lettura nella scuola della morale come una conversazione democratica: “Il libro propone, il lettore interroga; il libro risponde, il lettore considera”. Il lettore è attivo, portando le proprie preconcezioni, esperienze e temperamento. La lettura è volontaria e flessibile: si può scorrere, leggere lentamente, saltare, leggere in qualsiasi ordine, riflettere, verificare i fatti, assentire o dissentire. Anche quando si è in disaccordo, non si perde la fiducia nella possibilità di significato. Pullman cita Jane Eyre per sottolineare che, come non si può vivere senza amore o gentilezza, non si può vivere senza significato. Attraverso questa “scuola della morale”, si diventa lettori migliori, imparando a distinguere l’ironia, cogliere allusioni, capire le metafore e tollerare la complessità. La relazione con i libri è “profondamente, intensamente, essenzialmente democratica” e caratterizzata da “responsabilità reciproca”. È dinamica, si sviluppa con l’esperienza e porta a un “progresso reale” nella comprensione.
La scuola della morale funziona meglio quando non assomiglia a una scuola. L’ingresso avviene attraverso la “porta della delizia”. Pullman cita Dickens e la famiglia Smallweed di Casa Desolata, che, avendo bandito “divertimenti, libri di fiabe, finzioni e favole”, produce “piccoli uomini e donne completi… osservati assomigliare a vecchie scimmie con qualcosa di deprimente nella mente”. La loro mancanza di gioia e piacere è un monito: l’educazione che trascura la delizia è “una dieta secca e insipida senza nutrimento”. I bambini, in particolare, hanno un bisogno vitale di questa esperienza di delizia, come una pianta ha bisogno d’acqua. Quell’espressione rapita e accesa sul volto di un bambino assorto in un libro o a teatro è “lo sguardo di qualcuno che entra nella scuola della morale”.
Pullman conclude con un tono che definisce “possibilmente tragico”, riconoscendo che molte altre forze minacciano la “piccola piscina ombrosa di delizia” che è la scuola della morale. Non ha menzionato, ad esempio, la frenesia della vita moderna, la mancanza di solitudine e silenzio, le pressioni commerciali (logos, pubblicità, sponsorizzazioni che riducono tutto a un valore di mercato). Né ha parlato dell’ossessione per obiettivi e test nelle scuole, della differenza psicologica tra leggere un libro e guardare uno schermo, o della semplice malvagità umana, pigrizia, avidità, paura o stupidità. Anche la morte e la sconsideratezza ambientale sono forze potenti che, teme, alla fine sconfiggeranno la scuola della morale.
Tuttavia, questo non significa arrendersi. Non significa nemmeno trasformare la scuola della morale in una fortezza. Invece, Pullman propone di “agire come se”.
Dobbiamo “leggere libri, e raccontare storie ai bambini, e portarli a teatro, e imparare poesie, e suonare musica, come se ciò facesse la differenza”. Pur credendo che la scuola della morale sia probabilmente condannata, dovremmo agire come se non lo fosse, “come se l’universo ci stesse ascoltando e rispondendo; dovremmo agire come se la vita stesse per vincere”. Dovremmo agire “come se stessimo celebrando un matrimonio: dovremmo agire come se stessimo partecipando al matrimonio tra responsabilità e delizia”. In questo, l’immagine della Signorina Goddard e della sua tomba, la cui iscrizione onora le virtù del teatro come scuola di moralità, rimane un simbolo duraturo: il suo ritratto ideale “è appeso alla parete dell’aula” della scuola della morale.
