La mozzarella di bufala campana, il primo formaggio Dop del Mezzogiorno

La mozzarella di bufala campana Dop è un prodotto consumato da oltre il 50% delle famiglie italiane. E’, in termini di fatturato, il primo formaggio Dop del Mezzogiorno e il terzo a livello nazionale, dopo il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano.

Nel corso del 2016 il volume di  produzione di mozzarella di bufala campana Dop ha raggiunto 44.207 tonnellate (+ 7,2% rispetto al 2015) a fronte di 253.339 tonnellate di latte trasformate.

Il volume d’affari annuo alla produzione si aggira sui 350 milioni di euro, mentre quello al consumo raggiunge i 550 milioni.

Nell’intera filiera si stima la presenza di circa 15.000 addetti di cui 3.000 alle dirette dipendenze dei caseifici.  La forza lavoro presente nel settore è caratterizzata da un’età media molto bassa, infatti  il 34% degli occupati risulta avere meno di 32 anni e l’86% ha meno di 50 anni.

Le province di Salerno e Caserta da sole rappresentano oltre il 90% della produzione nazionale (rispettivamente il 59% e il 32%). La restante quota si distribuisce tra il Basso Lazio, nelle province di Latina e Frosinone (6%),la provincia di Napoli (2%) e quella di Foggia (1%).

Oltre il 30% della produzione è destinato all’esportazione e circa il 70% al consumo nazionale.

L’esportazione vede come sbocco prevalente i paesi europei con la Germania in testa seguita da Francia e Regno Unito e poi gli Stati Uniti. Risultano in crescita le esportazioni in Spagna, Svizzera, Paesi Bassi e in Est Europa e si guarda con estrema attenzione al mercato cinese.

Il mercato nazionale è coperto al 37,8% dalla Grande distribuzione organizzata, seguono dettaglio tradizionale (18,7%), horeca (16,3%), vendita diretta (9,9%), discount (9,4%), industria/grossisti (7,4%) mentre una quota marginale (0,5%) è riferibile al commercio elettronico e altri canali

I caseifici certificati aderenti al Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana risultano 102 e gli allevamenti inseriti nel sistema della DOP sono 1.371 (dati 2015).

La distribuzione territoriale dei caseifici vede prevalere la provincia di Caserta con 49 impianti, segue quella di Salerno con 36, il Basso Lazio con 10, la provincia di Napoli con 6 e quella di Foggia con 1.

Tra le aziende emerge tuttavia una sorta di élite costituita da quelle imprese che hanno impostato la propria attività gestendo l’intera filiera e realizzando prodotti a “Km. 0”, che riscuotono vasto apprezzamento tra i consumatori.

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